Accadde oggi: 26 aprile 1938 a Isola d’Istria nasce Nino Benvenuti…Auguriiiiiiiiiiii

di Alfredo Bruno

Nino Benvenuti oggi compie 80 anni, un traguardo importante come un titolo mondiale. Ci sentiamo di dire tranquillamente che Benvenuti è il campione per eccellenza dello sport italiano nella sua totalità. E’ incredibile mantenere la sua popolarità nonostante si sia ritirato 47 anni fa. Sono tanti e vedere la fila incredibile di persone nel richiedere l’autografo e relativo selfie ha qualcosa che commuove, quasi a spiegarci che non è il campione a fare il personaggio, ma è viceversa, una cosa veramente rara. Lo abbiamo visto attorniato dalla gente, quasi da non lasciare respiro, dentro la Libreria Feltrinelli della Galleria Sordi, accorsa per assistere alla presentazione del suo nuovo libro intitolato “L’orizzonte degli eventi” – Editore Cairo. Un libro ideato e pensato da Mauro Grimaldi, il suo biografo per eccellenza, e Ottavia Fusco Squitieri. Soprattutto la Squitieri, nota cantante e attrice di teatro, moglie del grande regista Pasquale ha voluto far stampare questo libro particolare, fatto di gioie e dolori, di sconfitte e vittorie non solo sul ring ma anche nella vita quotidiana, cadute e risurrezioni ce n’è per tutti i gusti. Una sorta di romanzo, una enciclopedia dove ogni lettera diventa un ricordo. Nino era entrato in amicizia coi coniugi Squitieri e il regista aveva cominciato ad accarezzare l’idea di realizzare un film sul campione. Idea proseguita da Ottavia alla scomparsa del marito, quasi come un testamento. Tante le difficoltà per mandarlo in porto, ma perchè perdere le idee, i ricordi, gli appunti, le confessioni raggruppate. Ecco quindi nascere l’idea del libro…una tappa per arrivare prima o poi al film. Presentazione e intervista in contemporanea, come a dire la bella della diretta con Gigi Marzullo. La gente ascolta quasi in religioso silenzio le domande e le risposte, e impara a conoscere un Nino senza “i guantoni” felice di essere nato e felice di quello che ha ottenuto. Le difficoltà sono come le tempeste, dopo c’è il sereno. Nino crede nella religione e in Dio, che forse lo ha guidato nel suo cammino di vita e di pugile, anche perchè, oggi lo confessa apertamente, “è nato pugile”.

I ricordi di Nino s’incrociano con i miei quando ragazzotto, malato per la boxe, vedo la sua foto sul Boxe Ring del 1954. Vedo un ragazzo come me con i capelli a spazzola che si sta facendo largo a livello regionale nel Friuli Venezia Giulia. Fa parte di quel vivaio da dove sono nati Tiberio Mitri e Duilio Loi. Nino sembra non conoscere ostacoli e ben presto ho la netta consapevolezza di seguire un campione sulla scia di Mitri e di Loi. Quello stesso anno conquista il Tricolore tra i Novizi e due dopo vince gli Assoluti, ponendo il marchio sulla sua indiscutibile bravura, prima tra i welter e poi tra i superwelter. Diventa pedina inamovibile della Nazionale e qualcuno azzarda addirittura per mandarlo alle Olimpiadi di Melbourne, ma è ancora troppo giovane. L’altro giorno un mio amico la buttò dicendo che Benvenuti aveva vinto tre Olimpiadi. Poi mi spiegò che i due ori vinti agli Europei di Lucerna (1959) e Praga (1957) in pratica valgono le Olimpiadi. Ha perfettamente ragione perchè guardando i nomi dei quattro welter finalisti a Roma ci accorgiamo che sono tutti europei.

Rea e Poggi alle Olimpiadi romane vogliono puntare sul sicuro. Costringono Benvenuti quasi al “digiuno” per passare dai superwelter ai welter, cercano la garanzia di un oro sicuro. Il Benvenuti di Roma è spremuto come un limone, ma vince ugualmente. Con sicurezza supera i suoi avversari, non li umilia, ma ottiene il verdetto perchè è il più bravo e intelligente. Giustamente vince il Trofeo Val Barker come miglior pugile, e pensare che tra i candidati c’era un certo Cassius Clay. Sarà un trionfo per l’Italia con tre medaglie d’oro, tre d’argento e una di bronzo. Il seme delle Olimpiadi romane germoglierà nei famosi irripetibili anni ’60. Oggi può sembrare incredibile ma Benvenuti arriverà al Titolo Italiano dei medi dopo 29 vittorie consecutive e due anni di professionismo. A farne le spese è un ottimo pugile come Tommaso Truppi. Benvenuti vince, ma non entusiasma. Non poche le vittorie prima del limite, ma la sua boxe imperniata quasi esclusivamente sul sinistro può apparire monotona, anche se il tifoso forse non si domanda come mai pugili di ottima levatura contro di lui non sentono il gong finale. Arriva alla fine del 1964 da imbattuto con un record di 50 vittorie. Avversari selezionati? E’ la domanda, ma non è così quando parli di gente come Tony Montano, Ted Wright, Gaspar Ortega, Denny Moyer e Carlo Duran. Benvenuti era intanto passato sotto Bruno Amaduzzi che aveva la sua base a Bologna. Lì aveva la possibilità di allenarsi con un bel gruppo di campioni. Lì ebbe come istruttore Libero Golinelli, personaggio incredibile, non profondo conoscitore della tecnica ma preparatore fisico eccezionale e un motivatore “quasi furioso”. Più tardi a prendersi cura della preparazione di Nino fu un altro personaggio, Al Silvani, che conosceva tutti i trucchi del mestiere ed era amico di Frank Sinatra. La boxe di Nino cominciò a modificarsi: il suo sinistro diventava come un chiodo e il destro pian piano diventava un martello che risolveva molte situazioni. Nino si era irrobustito e dava maggiori garanzie di potenza. Nel frattempo era nata la rivalità con un altro grandissimo campione: Sandro Mazzinghi, grande coraggio e incredibile forza demolitrice. Fu creata e acuita una rivalità che divise l’Italia come ai tempi di Coppi e Bartali. Una rivalità che i due incontri vinti da Benvenuti non smorzarono e che lo portarono alla sua prima conquista mondiale, sia pure nei superwelter. Paradossalmente se Benvenuti rafforzerà la sua leadership europea dei medi perderà, invece, il mondiale dei superwelter ad opera del coreano da lui battuto alle Olimpiadi di Roma, parliamo di Ki Soo-Kim, che lascerà a sua volta il titolo proprio a Mazzinghi. Il 17 aprile 1967 è una data che gli italiani non scorderanno, perchè Nino Benvenuti sale sul ring del Madison Square Garden per affrontare il campione del mondo dei medi Emile Griffith. Quella sera in Italia nessuno dormirà, tutti incollati alla radio per sentire la radiocronaca di Paolo Valenti, si calcola un audience di 14milioni di ascolti. Il triestino conquista il titolo più prestigioso, ma soprattutto sullo stesso ring vendica la sconfitta subita da Tiberio Mitri contro Jack La Motta. Con Griffith disputerà una delle più famose trilogie: Benvenuti e Griffith si batteranno per 45round, che moltiplicati ai tre minuti si trasformeranno in 2ore e 15minuti considerando il minuto d’intervallo,diventeranno 3 ore. Una sorta di Quo Vadis o Ben Hur girato dal vivo sul ring a suon di pugni molto pesanti. I due diventeranno amici e Nino aiuterà Emile in difficoltà e malato. In sostanza rimarrà campione per altri due anni, anche se qualche segnale avvertiva di un lento declino, che lui mascherava con dei capolavori come con Luis Manuel Rodriguez, un cubano che aveva vinto i più forti welter e medi del mondo. Arrivare all’11mo round in svantaggio al Palasport romano, gremito all’inverosimile, non era certo quello che desiderava. Ma il grande campione tiene sempre in serbo il piano B, ecco in quel round storico su una finta e un attacco di Rodriguez scattare fulmineo uno dei più perfetti ganci sinistri della storia pugilistica con il cubano inesorabilmente ko. E’ il suo canto del cigno che ritarda di un anno la fine di un mito fino a quando il suo giustiziere avrà l’aspetto di un indio e viene dall’Argentina. Il 7 novembre 1970 è un’altra data storica, negativa per Benvenuti e la nostra boxe. Carlos Monzon abbatte al 12mo round il nostro campione, ma non “il mito”. Forse in quell’occasione a molti sfuggirà il coraggio e l’abnegazione di Nino che consapevole della fine rimarrà in piedi e soffrirà per 12 interminabili round cercando l’impossibile. Non era la prima volta. Nel secondo match con Griffith combatterà dalla seconda ripresa fino alla fine con due costole incrinate da un poderoso destro dell’avversario. Ogni colpo per lui sarà un’atroce sofferenza, un altro avrebbe abbandonato. Altra sua qualità: la resa senza condizioni sigillata solo dal ko. Lo farà anche nella rivincita con Monzon a Montecarlo e quando al terzo round Amaduzzi getta la spugna Benvenuti protesta vivacemente, lui è sicuro di potercela fare e di trovare in qualche modo la soluzione. Un asciugamano che rimarrà nella storia, perchè forse ci ha conservato un campione che il mondo continua a invidiarci.

Abbiamo voluto ricordarlo solo ed esclusivamente come pugile. Da giorni la carta stampata e internet sembrano aver intrapreso una gara per parlare di lui, il campione per eccellenza che sembra aver annullato spazio e tempo, come se fossero racchiusi dentro una cornice. Anche noi ci associamo per gli Auguri…80 anni è un’età importante, e in qualche modo di lui continueremo a parlare e a scrivere come se fosse la prima volta. In fondo lui è il nostro Ambasciatore nel mondo.

Ma la chiusura la diamo a Sandro Mazzinghi che su facebook scrive: “Ci siamo arrivati, 80 anni un bel traguardo………tra qualche mese saranno anche i miei, un età importante dove possiamo ricordare il nostro passato con un pò di nostalgia per i tanti momenti di gloria e non che ci hanno accomunato, ma sempre con l’amore e l’ardore per questo bellissimo Sport

Tanti Auguri Giovanni ……….Alessandro”.

    

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