Per Lomachenko terzo titolo, per Linares quarta sconfitta

Vasily Lomachenko ha conquistato il terzo titolo mondiale in tre categorie di peso diverse (piuma-superpiuma-leggeri) battendo prima del limite il campione WBA dei leggeri Jorge Linares al Madison Square Garden di New York. Il match è stato indubbiamente di alto livello ben rappresentato da due modi di combattere per certi versi antitetici l’uno dall’altro. D’altronde sono le differenze a decidere le sorti. Fisicamente Linares è apparso più forte e questo potrebbe rappresentare per l’ucraino un limite non invalicabile ma pericoloso se volesse magari passare tra i superleggeri, dove c’è gente più abituata alle battaglie feroci. Qualcuno fa il nome addirittura di Manny Pacquiao, se questi da tempo un peso welter riuscisse a calare nella categoria inferiore. Ma questi sono rumors, anche se spesso i rumors sono ami non gettati a caso. La conclusione del combattimento si è avuta al 10° round quando un micidiale sinistro al corpo poneva Linares in ginocchio e quando questi si rialzava era l’arbitro a decidere la fine. Ci sono dei rischi nella boxe dove il rischio travalica lo sport. Al decimo c’è stata la conclusione ma il match fino a quel momento era in parità come testimoniavano i cartellini dei giudici. Parità di numeri, ma Lomachenko aveva a disposizione più frecce o più soluzioni. Prime fra tutte la sua velocità negli spostamenti intorno al ring che gli permetteva di ammortizzare gli attacchi di Linares. Per il resto i due se la battevano ad armi pari dove la maggiore consistenza fisica del venezuelano veniva controbilanciata dalla facilità con cui l’ucraino arrivava al volto. Nel VI round  Lomachenko veniva pescato da un diretto destro, preciso e potente. Il conteggio e la successiva fine del round lo salvavano da una situazione critica. Linares nei round seguenti non perdeva terreno, ma la sua faccia gonfia era una spia accesa. Al 10° round alcuni montanti di Loma erano il preludio per il micidiale sinistro al corpo, mancava meno di un minuto alla fine. Per Linares era la quarta sconfitta della carriera, tutte prima del limite, il segnale inequivocabile di un “tallone d’Achille”.

(alb)

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