Federico Cerelli meritava almeno il pari in Serbia

di Luigi Capogna

Un’altra pagina di storia della nostra boxe resterà scolpita nella mente e nel cuore di molti sportivi. E’ la storia di Federico Cerelli 23enne peso welter fabraterno che  sabato scorso 23 giugno si è battuto sul ring della Hala Pendik di Novi Pazar, in Serbia ai confini con il Kossovo, contro il 25enne Marcel Hassler nativo di questi luoghi ma stabilmente residente in Germania dove ha tedeschizzato il suo nome originale Mersid Hadzic ed  ha voluto iniziare da qui la scalata ai prestigiosi vertici mondiali della categoria. Dopo otto match tutti vinti tra cui ben cinque per Ko, adesso può fregiarsi di questa vacante corona internazionale Youth Ibf o mondialino (come si ostinano a chiamarlo alcuni). Non è stato un incontro facile per il nostro atleta che ha coraggiosamente fronteggiato il quotato avversario senza arretrare di un millimetro ed ha risposto colpo su colpo ai veementi e poderosi attacchi di un Hassler ben strutturato e dotato di un pugno molto pesante. Federico Cerelli, che finora aveva sostenuto tutti i suoi precedenti incontri sulle sei riprese, si è ben preparato per reggere le dieci previste e insieme al suo maestro Nando Barrale e a Felice Antonucci si è sacrificato tutti i santi giorni nella palestra fino a tardi sera dopo l’abituale lavoro presso la rivendita di autoricambi nella vicina Frosinone per capitalizzare al meglio questa importante opportunità della sua carriera sportiva. Non è stato un match semplice, ma scorbutico e condotto sin dalle prime battute con la dovuta consapevolezza nei propri mezzi.

Lo ha fatto con convinzione, determinazione e caparbietà tale da condurlo finalmente a conoscere quella popolarità che il suo carattere introverso probabilmente non gli avrebbe mai potuto portare. Un ragazzo serio, gran lavoratore, modesto e conscio delle proprie potenzialità. Mai come in questa occasione Federico ha dato prova di tanta abilità tecnica in una continuità di azioni brillanti con un gioco di gambe elastico e sorprendente; è stato particolarmente attento ad evitare i furiosi e a volte troppo arrembanti attacchi del serbo naturalizzato tedesco. Ha condotto il match alternando schivate sul tronco e repentini rientri dimostrando una vera arte pugilistica che purtroppo per i giudici e soprattutto per l’organizzazione non sono stati sufficienti per portare in Ciociaria il “mondialino”. Il procuratore Marcello Paciucci ed il suo maestro Barrale della omonima palestra possono essere pienamente soddisfatti di questa trasferta, già preventivata come insidiosa, che nel prosieguo del percorso professionistico potrà sicuramente aiutare oltre che alla crescita mentale dell’atleta anche a prepararlo per scenari meno anonimi di quanto si possa immaginare. Il peso dell’esperienza acquisita che lo ha visto protagonista di una eccezionale prestazione unita a tanto cuore e abilità tecnica lo proiettano a recitare un ruolo primario nello scenario nazionale ed internazionale dei pesi welter.

Per la cronaca, dopo i primi cinque round sul filo del perfetto equilibrio, Cerelli ha preso le misure e ha sistematicamente anticipato l’avversario; durante una fase concitata della settima ripresa Hassler è andato in piena difficoltà e nel tentativo di evitare il ko ha spinto il nostro pugile che non ha potuto evitare di poggiare il ginocchio al tappeto. A questo punto l’arbitro non solo non ha richiamato il serbo ”tedesco” ma ha addirittura contato Cerelli per difesa passiva. La vera assurdità si è evidenziata però nella lettura del verdetto finale dove un giudice nonostante il conteggio aveva due punti di vantaggio per Cerelli mentre quello polacco esprimeva un giudizio diametralmente opposto con ben tre punti per Hassler. Indecifrabile comportamento che lascia l’amaro in bocca soprattutto in virtù di una eccezionale ed inconfutabile prestazione espressa sul ring. La verità è che la boxe è uno sport che implica già il concetto di rischio ma il complesso delle regole che ad essa vengono applicate e le consequenziali valutazioni sono a volte inique e opinabili. A lenire l’amaro sapore di questa immeritata sconfitta ci hanno pensato i tanti amici, parenti e cittadini di Ceccano che hanno accolto con tanto di striscioni e cori il ritorno a casa del loro campione il quale a caldo ha dichiarato: “ Ringrazio tutte le persone che mi hanno sostenuto in questi giorni e che mi sono state vicino come il maestro Nando Barrale, Felice Antonucci, il mio procuratore Marcello Paciucci e mio fratello Alessio; la loro vicinanza mi ha trasmesso ardore combattivo e smisurato coraggio che purtroppo non sono stati sufficienti a portare a casa la vittoria ed il titolo di campione mondiale. Un particolare pensiero a mia madre Luigina che ha vissuto nel suo intimo un’amorevole sofferenza lenita sicuramente dalla soddisfazione per tutto ciò che ho dato e che darò sempre per questo sport che mi emoziona e mi esalta ogni volta di più. Spero di riuscire nel breve ad essere proposto come sfidante al titolo nazionale della categoria e di poter contribuire ad arricchire i fasti del pugilato ciociaro”. Noi concordiamo pienamente e siamo certi che con  questo spirito guerriero nulla è precluso alle giuste velleità di un ragazzo pieno di volontà, caparbietà e giusta cattiveria pugilistica.

 

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