La boxe in lutto per la scomparsa dell’on. Mario Gargano

Ho appreso con ritardo la scomparsa dell’on. Mario Gargano, 89 anni,  che fu una pedina fondamentale del nostro sport nel Lazio,avvenuta due giorni fa a Villa San Sebastiano, frazione di Tagliacozzo. E’ stato un uomo politico molto importante e con incarichi prestigiosi. Parliamo del 1987, a presentarlo fu l’avv. Giuseppe Rubino, che spesso lo portava alle riunioni dilettantistiche che si svolgevano a Roma. Un personaggio che piacque subito per la sua versatilità e cultura. Amava la boxe degli anni ’60 e ’70 di cui era discretamente competente. All’epoca era Presidente del Comitato Laziale il commendatore Edmondo Romanini, in carica da ben 16 anni. Romanini era una persona squisita, ma aveva passato da tempo gli 80 anni. Si cercava un’altra figura da contrapporgli alle elezioni che sarebbero avvenute nel 1989. Gargano accettò di buon grado la proposta di candidarsi. Ricordo che non fu un’elezione facile perchè molti erano legati al Commendatore da amicizia e stima. Il Lazio si spaccò a metà e l’on. Gargano vinse per un punto. Una frattura non facile da governare. Il nuovo presidente da persona intelligente accettò la presenza di alcuni rappresentanti della parte avversa alle riunioni di Comitato, non come spettatori ma facendoli partecipare attivamente nelle decisioni da prendere. L’ambiente si rasserenò, per poco però perchè l’on. si presentò alle elezioni federali, dove fu sconfitto, principalmente perchè non era conosciuto nelle altre regioni. Lui con la consumata abilità, dove cultura e politica si mischiavano, pian piano si fece largo anche in seno al Consiglio Federale nell’elezione seguente. Lo ricordo con piacere e rimanevo affascinato, non solo io, dai suoi discorsi dove la boxe traeva le sue origini dal mondo antico e soprattutto dai poemi di Omero. Non creava disagi con i suoi alti incarichi politici (Presidente dell’Arcicaccia e ai Monopoli di Stato). I campioni dell’epoca passata come Rinaldi e Adinolfi facevano a gara per stargli vicino, soprattutto a tavola dove l’on. si dimostrava anche una buona forchetta. Rimase alla presidenza del Lazio fino al 1996 e continuando come dirigente federale fino al 2001. Devo dire la verità ricordo quei tempi con una certa nostalgia. I motivi sono tanti ma Mario, senza onorevole, in fondo era uno di noi.

(alb)

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