A Firenze missione Matchroom-OPI Since 82 compiuta con Fabio Turchi mattatore

Certo il Teatro Obi Hall di Firenze non poteva contenere più di tanti posti, ma ha svolto la sua funzione nel migliore dei modi, presentando una visuale perfetta per l’occorrenza con il pienone di pubblico, che dà l’immediata impressione che questa “prima tappa” del sodalizio Hearn-Cherchi, Matchroom-OPI Since 82, abbia funzionato a meraviglia. Un progetto intrigante per la nostra boxe, funzionale già da una settimana prima con i giornali sportivi  finalmente a tutta pagina, con scritti e pubblicità, per finire con riprese televisive fatte da gente esperta che sa colpire l’occhio del telespettatore, e nessuno sport ci riesce meglio della boxe. Incrociamo le dita, perchè forse “la grande avventura” l’abbiamo in casa, senza tralasciare le possibilità di conquiste all’estero. Parlando di conquiste è curioso il fatto che il match clou sia effettuato da Fabio Turchi (+ 16, 12 per ko), il nostro pugile più reclamizzato al momento, e l’inglese Tony Conquest (+ 18, 6 per ko, – 3), un cognome che è diventato tutto un programma per noi. Si può scherzare su un cognome, ma il senso sembra quello giusto. Fabio Turchi, 90kg armoniosi, 25 anni, l’età giusta per conquistare il mondo, anche se per adesso ci accontentiamo di aver difeso l’International Silver WBC dei massimi leggeri, un argento che speriamo si tingerà d’oro nel futuro per il nostro campione e la nostra boxe. L’inglese oltrettutto non è venuto a fare da comparsa, anche per lui era un’occasione da prendere al volo dopo una dignitosa carriera e due anni di assenza dal ring. Il non più verde Conquest, ha 34 anni, ha fatto in pieno il suo dovere, perdendo solo per il fatto di aver avuto davanti un avversario con i requisiti giusti per diventare campione. In pratica il match non è mai stato in discussione con una prevalenza che diventava sempre più evidente, costruita colpo su colpo, fino alla conclusione del VII round quando un montante sinistro, non l’unica specialità del toscano, chiudeva il match.

Chi invece ha deluso è stato Andrea Scarpa (+ 23, 10 per ko, – 5) che non ha saputo sfruttare l’occasione offerta su un piatto d’argento per conquistare l’europeo dei superleggeri, lasciato vacante dallo svedese Anthony Yigit. Il suo avversario era John Hughes (+ 17, 7 per ko, – 3), tra l’altro battuto da Yigit in precedenza sempre per il titolo. Per il foggiano, residente a Torino, continua la sua involuzione soprattutto perchè aveva di fronte un avversario alla sua portata. L’inglese non ha fatto niente di eccezionale se non crederci un po’ di più tenendo costantemente l’iniziativa. Scarpa non ha sfruttato il suo maggior allungo, ma soprattutto non ha sfruttato la sua non indifferente potenza. Si è visto qualcosa nel finale, ma ormai era tardi. La vittoria decretata a favore di Hughes è stata per split decision ( 118-111, 116-112, 112-116), punteggi da interpretare che nulla tolgono ai meriti dell’inglese e alla delusione per l’italiano.

Di tutt’altra pasta il match che ha visto di fronte Devis Boschiero (+ 46, 21 per ko, – 5, =2) e Martin Joseph Ward (+ 21, – 1, = 2). Un match seguito dal pubblico che non mancava di dimostrare il proprio entusiasmo per l’allievo di Gino Freo, che sul ring non dimostra certo i suoi 37 anni. Gli scambi sempre duri…lasciavano il posto ad altri scambi duri. 12 riprese intense vissute emotivamente dai presenti. Con le ultime riprese combattute a tutta birra e vinte sembrava che il veneto ce l’avesse fatta sia pure di un soffio. Ma i giudici sono stati inclementi e anche qui c’è stata una split decision che non ci ha favorito (117-111, 115-113, 113-115). Un match da spaccare sul capello che indubbiamente è stato interpretato non solo sulla bravura dei due superpiuma, ma influenzato dall’età  (27 anni contro i 37 del nostro). Sono considerazioni logicamente campate in aria quando il match oltre a essere intenso è anche equilibrato. Per Ward, ex campione d’Europa dei superpiuma, arriva l’International Silver WBC, che lo rimette nella carreggiata internazionale. Per Devis Boschiero oltre la delusione una “rabbia” che scaricherà sul prossimo avversario.

Negli altri incontri il supermedio scozzese John Docherty (+ 2 per ko), 21 anni, di cui sentiremo parlare, ci ha messo appena due round per sistemare l’argentino Angel Mariano Castillo, un collaudatore e niente più. Parlando di superwelter abbiamo rivisto con piacere Orlando Fiordigiglio (+ 30, 13 per ko, – 2), apparso in buona condizione superando agevolmente l’esperto ucraino Igor Faniyan (+ 16, 8 per ko, – 18, = 3). Parlando sempre di superwelter c’era molta attesa per rivedere all’opera il romano Mirko Natalizi (+ 3), 23 anni, che batteva chiaramente ai punti lo “smaliziato” nicaraguense Miguel Aguilar (+ 11, -53, =1). L’allievo di Vagni, considerato tra gli elementi più importanti da lanciare nel nuovo progetto, non ha deluso vincendo chiaramente, soprattutto tastando per la prima volta il terreno delle 6 riprese. Abbiamo lasciato per ultimo il superpiuma Carmine Tommasone (+ 19, 5 per ko), 34 anni, non certo per demeriti, anzi al contrario visto che parliamo di un atleta di grandi possibilità, che combatte con la bilancia del farmacista. Un’attività al ralenty che finalmente dovrebbe vivacizzarsi per dare all’irpino la possibilità di concretizzare le sue ambizioni, non certo nascoste visto i vari titoli conquistati. Il messicano Giovanny Martinez (+ 8, -9, = 1), 21 anni, ce l’ha messa tutta per rompere le uova nel paniere, ma non ci è riuscito.

 

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