Accadde oggi: 8 agosto 1984 Luciano Bruno e Angelo Musone medaglie di bronzo a Los Angeles

L’ 8 agosto 1984, quindi 35 anni fa, alle Olimpiadi di Los Angeles l’Italia compie un’impresa che l’avvicina sensibilmente a Roma 1960. Una bella squadra, quella Azzurra, allenata da Franco Falcinelli e da Giorgio Petriccioli che ottiene un incredibile bottino di cinque medaglie con sette partecipanti. Maurizio Stecca conquista la medaglia d’oro nei gallo. “Icio” è il grande favorito e la sua classe non conosce ostacoli. Nei minimosca l’argento va stretto alla nostra mascotte, un sorprendente Salvatore Todisco, che arriva da trionfatore in finale, persa a causa di una frattura alla mano subita nelle semifinali. In finale ci arriva pure il supermassimo Francesco Damiani, che aveva fatto il vuoto. Ha di fronte l’americano Tyrrell Biggs, suo vincitore ai mondiali tra infinite polemiche. Il match fu abbastanza equilibrato, ma in un’altra sede o nazione probabilmente il verdetto sarebbe stato assegnato al nostro pugile, ma non a Los Angeles.

Luciano Bruno e Angelo Musone conquisteranno la medaglia di bronzo, ma la loro impresa è maggiormente eccezionale per gli avversari e per una sorta di beffa del destino. Luciano Bruno combatte nei welter, una categoria che scotta, piena di campioni. Ci vuole ben altro per scoraggiare il foggiano che mette in riga Boco (Benin), Okumu (Uganda), e Kuenzler (Germania). Ma in semifinale deve affrontare Mark Breland, pugile altissimo, potente, che diventerà campione del mondo tra i pro. Una sorta di Cassius Clay che non lasciava spazio agli avversari. Per Angelo Musone nei massimi si paventa una missione impossibile. Il pugile campano smantella la logica delle scommesse. Il keniota Omondi aveva dalla sua i favori del pronostico, ma in Musone coraggio e determinazione formarono un mix vincente contro lo scultoreo avversario. Nei quarti il pugile di Marcianise, formatosi alla scuola di Domenico Brillantino, domina lo svedese Brock. Come Bruno non è fortunato perché in semifinale se la deve vedere con lo statunitense Tillman, grande favorito della categoria, e vincitore di un certo Mike Tyson alle selezioni americane. Musone compie una vera e propria impresa e alla fine tre giudici lo vedono vincitore e due sconfitto. Ma la matematica va a farsi benedire per un’ innovazione dell’AIBA in cui un verdetto equilibrato viene ripreso in esame da un giury. Il verdetto favorevole di 3 a 2 per Musone viene stravolto con un 5 a 0 favorevole a Tillman. Penso che ogni commento sia superfluo. Rimane comunque nella storia della nostra boxe la grande impresa degli Azzurri dove solo Romolo Casamonica e Noè Cruciani rimasero fuori dal discorso di medaglie.

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