Accadde oggi: 10 ottobre 1980 esordio tra i pro di Sumbu Kalambay

Il 10 ottobre 1980 fa il suo primo match da professionista un nostro grande campione. E forse nei tempi che attraversiamo lui dovrebbe essere preso d’esempio diventando una bandiera contro il razzismo. Ebbene Sumbu Kalambay, 24 anni, viene dal Congo, per la precisione dallo Zaire. A 13 anni rimase “folgorato” dalla boxe e il suo idolo non poteva che essere Mouhammed Alì. Una carriera dilettantistica brillante lo pone ai vertici del suo paese, ma non può partecipare alle Olimpiadi di Mosca nel 1980. C’è sempre la politica di mezzo. Passa quindi professionista. Il suo contatto è Sergio Cappanera, manager marchigiano. La sua meta è l’Italia che all’epoca sembrava essere sede ricercata dai pugili africani. Tanti i pugili che arrivavano, ma pochi gli “eletti” e il record dilettantistico di Kalambay con 90 vittorie su 95 incontri per certi versi non faceva testo. In Austria si cercava un avversario abbordabile per Esperno Postl, un welter pesante che aveva disputato una quarantina di matches con 26 vittorie e 13 sconfitte. Non un pugile trascendentale, ma molto esperto e ben voluto dal pubblico austriaco. Il match si svolse a Wolkersdorf e nella stessa riunione combatteva anche un pugile italiano, Antimo Tescione. Il match si concluse al 7° round, perché Postl, un pugile a metà strada tra la guasconeria e l’incoscienza prese una bella punizione. Questo fu il primo impatto del professionismo di Kalambay. La sua residenza divenne inizialmente Ancona, dove affrontò e superò Luigi Marini vincendo prima del limite, ma non fu brillante con Aldo Buzzetti, che in pratica gli rifilò la prima sconfitta. Andò in Francia e tutto sommato non dispiacque costringendo al pari il medio e attore Stephane Ferrara. Si sposò e si stabilì a Chiaravalle. Pian piano con il lavoro, la rifinitura, vennero fuori le doti naturali di un grande pugile che diventerà campione italiano dei medi, campione europeo e campione del mondo, ma soprattutto divenne cittadino italiano con il nome di Patrizio. Una bella storia la sua che continua ancora oggi come apprezzato tecnico della Nazionale.  

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