Accadde oggi: 12 ottobre 1991 James Toney batte Francesco Dell’Aquila

Il 12 ottobre 1991 a Montecarlo in pratica segnò la fine di un giovane considerato al suo esordio la grande speranza dei medi. Il siciliano all’epoca era campione italiano, e prima era stato anche campione europeo, titolo che detenne poco subendo una dura sconfitta ad opera di Kalambay. Si riuscì a intavolare una trattativa con il campione  mondiale IBF, quel James Toney che aveva conquistato il titolo contro Michael Nunn e lo aveva difeso contro Reggie Johnson. In pratica il match tra Toney e Dell’Aquila era una sfida volontaria. Una carta che Rocco Agostino si giocò con la speranza di ripetere l’exploit di Mauro Galvano e Massimiliano Duran. Ma a Montecarlo andò tutto storto con una vigilia tutt’altro che limpida. Toney si presentò ben oltre i limiti di peso, fece saune, corse e quant’altro, ma a pochi minuti dal match si presentò ancora con un paio d’etti sopra. Il match rischiava di non essere convalidato e quindi a nuova data da stabilire, non semplice perché Toney aveva in programma una difesa ufficiale. Agostino accettò il divario di peso, forse pensando che l’americano sarebbe salito sul ring debilitato. Fu un errore, perché si era sottovalutata la situazione, senza conoscere il reale valore del campione, che metterà in luce le sue doti più tardi persino nei massimi. Toney dimostrò fin dall’inizio di essere di un altro pianeta e Dell’Aquila rimase sconcertato dalla boxe disinvolta dell’avversario, che oltrettutto lasciava il segno quando colpiva, mentre il siciliano sembrava paralizzato. Dell’Aquila veniva sballottato sul ring facendo subito la conoscenza con il tappeto. Per lui non sarà certo migliore il secondo round, mentre nel terzo si creerà l’illusione con begli scambi tra i due. Un fuoco di paglia perché nel quarto round una serie di diretti destri e ganci sinistri in pratica chiudevano il match con l’intervento dell’arbitro. Una dura punizione che forse il siciliano non metabolizzò del tutto, almeno psicologicamente, fino a quando si trovò di fronte Agostino Cardamone che scrisse per lui la parola fine.

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