Accadde oggi: 22 febbraio 1984 Loris Stecca diventa campione del mondo

Il 22 febbraio 1984 a Milano dentro il Palasport di San Siro si registrava il tutto esaurito con record d’incassi. Varie erano le ragioni di questo en plein che partivano dalla bravura dei protagonisti, ma soprattutto dalle “fame” di boxe che c’era all’epoca dopo la grande prova Azzurra alle Olimpiadi di Los Angeles. Quella sera c’era in palio il titolo mondiale supergallo WBA tra il detentore Leo Cruz e Loris Stecca. Una serata che incuriosiva e appassionava conoscendo soprattutto il coraggio del pugile romagnolo, che viveva di riflesso la fama del fratello Maurizio. Leo Cruz era un pugile della Repubblica Dominicana, un atleta solido, efficace, da due anni campione del mondo, ma soprattutto con una vasta esperienza dovuta a numerose sfide mondiali. Loris era arrivato a questa sfida da imbattuto e da campione europeo, indubbiamente un bel biglietto da visita. Non pochi pensavano che fosse un match azzardato, che forse si doveva aspettare ancora un anno. A rompere gli indugi fu proprio Stecchino, consapevole dei suoi mezzi, ma soprattutto con il suo coraggio ai limiti dell’ incoscienza, a voler accettare questo match, un’occasione più unica che rara. Il match mantenne tutte le aspettative, Loris era migliorato in maniera incredibile e lo si vide subito dalla padronanza sul ring e da un’intelligenza tattica ben studiata da Umberto Branchini e Elio Ghelfi. Cruz era un pugile di rimessa eccellente, abile e veloce. All’inizio quando Stecca concentrava il match su un colpo (il sinistro) c’era subito la replica con il gancio sinistro al mento. Cruz per qualche ripresa sembrava in leggero vantaggio, ma il merito di Stecca era quello di perdere pochissimo terreno. La nona ripresa di un match duro senza soste poteva anche essere l’ultima di Stecca, perchè Cruz costringeva l’italiano alle corde e lo martorizzava con colpi precisi ed efficaci. Un altro forse avrebbe ammainato bandiera, ma non il romagnolo, perfettamente integro. Forse in quel round Cruz, vista la resistenza dell’avversario, vedeva incrinate le sue certezze; mentre al contrario Loris aveva capito che il campione aveva dato tutto per concludere. Dalla decima le cose cambiarono radicalmente: Cruz appariva stanco, un occhio gonfio faceva da contraltare a quello che sarebbe avvenuto. Stecchino non si accontentava più del colpo isolato, ma doppiava con facilità entrando nella guardia di Cruz con ganci e montanti. Per Cruz diventava sempre più dura e al dodicesimo round dopo una bella serie gancio, montante al corpo e gancio il campione voltava le spalle impotente. Era abbandono, un kot tra i più emozionanti con Loris Stecca, 13° italiano campione del mondo.

(alb)

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